Si è tenuto nella mattinata del 19 febbraio presso la Sala Paladin di Palazzo Moroni a Padova, il convegno pubblico “Verso un nuovo immaginario di convivenza tra generazioni”, momento centrale del Meeting nazionale delle esperienze di coabitazione intergenerazionale. L’iniziativa, in occasione della quale è stata presentata la pubblicazione Nuovi scenari di convivenza tra generazioni. L’esperienza di coabitazione intergenerazionale nel Comune di Padova, è stata curata dal Centro Studi Frame128, che ha accompagnato il percorso di analisi e sistematizzazione dell’esperienza promossa dall’Ufficio Progetto Giovani del Comune di Padova.
La mattinata ha alternato momenti istituzionali, la proiezione del minidocumentario “Prove tecniche di dialogo intergenerazionale” e, soprattutto, la presentazione del volume con l’intervento del professor Alessandro Rosina, Demografo Docente dell’Università Cattolica di Milano, che ha offerto una cornice teorica più ampia entro cui collocare l’esperienza locale.
La pubblicazione: dalla risposta abitativa all’infrastruttura sociale
Il volume presentato propone una chiave interpretativa che supera la lettura emergenziale della crisi abitativa per gli studenti fuori sede, trasformandola in una occasione di dialogo intergenerazionale. Non si tratta soltanto di una soluzione alla difficoltà di accesso alla casa per studenti universitari o alla solitudine abitativa di una parte della popolazione anziana, ma di un dispositivo capace di intercettare trasformazioni strutturali delle società mature avanzate.
L’analisi muove da un quadro demografico segnato da invecchiamento, denatalità persistente e indebolimento del rinnovo generazionale. In tale contesto, i modelli tradizionali di welfare – fondati sulla separazione tra età attive ed età dipendenti – mostrano crescenti limiti di sostenibilità finanziaria e relazionale.
La coabitazione intergenerazionale viene interpretata come “infrastruttura sociale leggera” del welfare generativo. Non un servizio sostitutivo delle politiche pubbliche né una misura residuale rispetto al mercato, ma un dispositivo che valorizza risorse latenti presenti nelle biografie individuali e nelle reti sociali. La casa, da spazio privato e statico, viene ripensata come luogo relazionale aperto, in grado di attivare scambi quotidiani tra generazioni diverse senza trasformarsi in contesto di assistenza implicita o di cura asimmetrica.
Il contributo empirico del progetto padovano evidenzia alcuni elementi chiave:
- Reciprocità negoziata: anziani e giovani non sono definiti come categorie astratte, ma come soggetti in relazione. I primi mettono a disposizione spazi, competenze e memoria; i
secondi apportano energie, progettualità e apertura al cambiamento. - Centralità della fiducia: la fiducia emerge come postura iniziale, soprattutto da parte dei proprietari, con un effetto performativo sui comportamenti degli studenti.
- Micro-pratiche quotidiane: la relazione si costruisce nell’uso degli spazi, nella gestione dei tempi, nelle micro-decisioni ordinarie. La cucina, in particolare, assume un valore simbolico come soglia tra essere ospiti e sentirsi legittimati.
- Rifiuto del modello genitoriale: la relazione intergenerazionale efficace non si fonda sulla protezione o sul controllo, ma sul riconoscimento dell’autonomia reciproca.
La pubblicazione insiste inoltre sulla necessità di politiche age-integrated, capaci di riconoscere l’interdipendenza tra generazioni. Non interventi pensati per categorie di età isolate, ma
dispositivi che costruiscano contesti di convivenza sostenibile, in cui dimensione relazionale e dimensione materiale (spazi, regole, accompagnamento leggero) siano tenute insieme. In questo senso, l’esperienza padovana non viene proposta come modello da replicare meccanicamente, bensì come framework aperto, suscettibile di adattamenti territoriali e istituzionali.
L’intervento di Alessandro Rosina: il dialogo tra generazioni come infrastruttura del futuro
L’intervento del professor Alessandro Rosina ha offerto una lettura sistemica della coabitazione intergenerazionale nel quadro della cosiddetta longevity society. Rosina ha sottolineato come l’allungamento della vita non possa essere interpretato esclusivamente come successo biomedico o problema previdenziale, ma come trasformazione profonda dell’architettura sociale. In un Paese caratterizzato da bassa fecondità e rapido invecchiamento, la questione centrale non è soltanto “aggiungere anni alla vita”, ma “aggiungere vita agli anni”, mantenendo interconnesse le diverse fasi del corso di vita. In tale prospettiva, la coabitazione intergenerazionale rappresenta un laboratorio in cui osservare la costruzione concreta – o le possibili incrinature – della fiducia tra generazioni.
Rosina ha richiamato l’esigenza di un nuovo patto intergenerazionale fondato su cooperazione e investimento reciproco. La marginalizzazione simbolica degli anziani e la precarizzazione esistenziale dei giovani costituiscono due facce della stessa dinamica di squilibrio. Dispositivi come la coabitazione, pur non risolvendo le criticità strutturali del mercato abitativo o del lavoro, possono contribuire a rielaborarle in chiave relazionale, restituendo agency a entrambi i poli.
Particolarmente significativa è stata l’insistenza sul valore istituzionale dell’apprendimento: esperienze numericamente circoscritte possono generare innovazione di policy se capaci di
produrre conoscenza trasferibile. In questa prospettiva, la coabitazione non è solo pratica sociale, ma spazio di sperimentazione per politiche pubbliche orientate alla valorizzazione del capitale umano e alla coesione sociale.
Oltre l’emergenza: una palestra di welfare del futuro
I lavori della mattinata hanno messo in luce un punto di convergenza tra analisi empirica e riflessione teorica: la sfida della longevity society non può essere affrontata esclusivamente con riforme redistributive o interventi settoriali. È necessario costruire spazi sociali in cui le generazioni possano incontrarsi, riconoscersi e collaborare.
Il convegno e la pubblicazione, curati dal Centro Studi Frame128, hanno dunque offerto non solo un bilancio di un’esperienza locale, ma un contributo al dibattito scientifico e politico sul futuro del welfare. La coabitazione intergenerazionale emerge come pratica che richiede tempo, competenze relazionali e visione di lungo periodo: non soluzione rigida e calata dall’alto, ma palestra di un welfare generativo in cui fiducia, responsabilità condivisa e reciprocità diventano infrastrutture essenziali del vivere collettivo.
In un contesto segnato da diffusa sfiducia nel futuro, soprattutto tra le nuove generazioni, tali esperienze assumono anche una valenza simbolica: mostrano che il futuro può essere costruito come spazio di possibilità condivisa, e che il dialogo tra generazioni può diventare non solo risposta a bisogni, ma fondamento di una nuova architettura sociale.
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